
Oggi, 26 gennaio, il mondo celebra la Giornata internazionale dell’energia pulita. Non è una ricorrenza simbolica messa lì per riempire il calendario delle Nazioni Unite, ma un punto fermo dentro una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo: il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo l’energia. In un momento storico segnato da crisi climatiche sempre più evidenti, instabilità geopolitiche e disuguaglianze energetiche, parlare di energia pulitasignifica parlare di sicurezza, sviluppo, giustizia sociale e futuro.
La giornata è stata istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per rafforzare il legame tra transizione energetica e sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Non a caso, l’energia è il cuore pulsante di tutto: senza energia non funzionano le città, l’economia, i servizi essenziali. Ma senza energia pulita, tutto questo rischia di diventare insostenibile.
La Giornata internazionale dell’energia pulita nasce per accendere i riflettori su un dato spesso sottovalutato: l’energia non è solo una questione tecnica, ma una scelta politica e culturale. L’obiettivo è ricordare che la transizione verso fonti rinnovabili e sistemi energetici più efficienti non è un lusso per Paesi ricchi, bensì una necessità globale.
Oggi oltre 700 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’elettricità, mentre miliardi dipendono ancora da combustibili fossili o da fonti altamente inquinanti per cucinare, scaldarsi, muoversi. L’energia pulita, in questo contesto, diventa uno strumento di equità, oltre che di mitigazione climatica.
L’energia pulita è al centro dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 7, che punta a garantire energia accessibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti. Ma il suo impatto va ben oltre un singolo obiettivo. Senza una transizione energetica credibile, anche la lotta alla povertà, la tutela della salute e la protezione degli ecosistemi restano parole vuote.
Secondo le Nazioni Unite, il settore energetico è responsabile di circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra. Questo significa che ogni progresso reale sul clima passa inevitabilmente da qui. L’energia pulita non è un “pezzo” della soluzione: è la struttura portante su cui si regge tutto il resto.
Quando si parla di energia pulita, si tende a pensare subito a solare ed eolico. In realtà il concetto è più ampio e include tutte quelle fonti che producono energia con emissioni minime o nulle di gas serra durante il loro utilizzo.
Il fotovoltaico e l’eolico sono oggi i protagonisti per costi in calo e diffusione rapida. L’idroelettrico, se ben progettato, resta una colonna storica del sistema energetico globale. A questi si affiancano geotermia, bioenergie sostenibili e, in alcuni contesti, anche l’energia marina.
Accanto alle fonti, però, conta sempre di più l’efficienza energetica: produrre meglio, consumare meno, ridurre sprechi e dispersioni. È spesso la parte meno visibile della transizione, ma anche una delle più efficaci.
I progressi ci sono, ma non al ritmo necessario. Negli ultimi dieci anni la capacità installata da fonti rinnovabili è cresciuta rapidamente e in molti Paesi le rinnovabili sono diventate la scelta economicamente più conveniente per nuova produzione elettrica. Eppure, i combustibili fossili continuano a occupare una quota dominante nel mix energetico globale.
Il problema non è solo tecnologico, ma sistemico. Le infrastrutture esistenti, i sussidi ai fossili, le resistenze politiche e industriali rallentano il cambiamento. Inoltre, la transizione procede a velocità diverse: mentre alcune regioni accelerano, altre rischiano di restare indietro, ampliando il divario energetico globale.
L’Europa ha scelto di legare in modo esplicito transizione energetica e strategia industriale. Con il Green Deal e i piani per la neutralità climatica al 2050, l’energia pulita diventa un asse portante delle politiche economiche, non solo ambientali.
L’Italia, pur con ritardi storici, sta vivendo una fase di forte espansione delle rinnovabili, soprattutto nel solare. Allo stesso tempo, restano aperte sfide strutturali: autorizzazioni lente, reti da potenziare, accumuli ancora insufficienti. La Giornata internazionale dell’energia pulita è anche un’occasione per ricordare che la transizione non si fa solo con gli annunci, ma con scelte coerenti e continue nel tempo.
Parlare di energia pulita senza parlare di persone sarebbe un errore. L’accesso all’energia influenza direttamente istruzione, salute, lavoro e qualità della vita. Sistemi energetici più puliti e decentralizzati possono ridurre la povertà energetica, migliorare le condizioni sanitarie e creare nuove opportunità economiche locali.
Organizzazioni come la FAO sottolineano il legame tra energia sostenibile, sicurezza alimentare e sviluppo rurale. Senza energia affidabile e pulita, anche l’agricoltura e i sistemi alimentari diventano più vulnerabili agli shock climatici.
Il legame è diretto e non negoziabile. Ridurre le emissioni senza trasformare il sistema energetico è impossibile. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico rende urgente una transizione più rapida: eventi estremi, siccità e ondate di calore mettono sotto stress reti e infrastrutture progettate per un clima che non esiste più.
L’energia pulita, se accompagnata da pianificazione e adattamento, può rendere i sistemi energetici più resilienti, meno dipendenti da importazioni e più stabili nel lungo periodo.
Il rischio delle giornate internazionali è sempre lo stesso: una pioggia di dichiarazioni che dura ventiquattro ore. La Giornata internazionale dell’energia pulita, invece, ha senso solo se diventa un momento di verifica collettiva. Dove siamo? Dove stiamo rallentando? Chi rischia di restare escluso?
Oggi più che mai serve un cambio di passo che tenga insieme clima, economia e giustizia sociale. L’energia pulita non è una promessa futura: è una responsabilità presente.
Il 26 gennaio non è una celebrazione astratta, ma un promemoria concreto. Ogni scelta energetica che facciamo oggi disegna il mondo di domani. Investire in energia pulita significa ridurre i rischi climatici, rafforzare l’autonomia dei territori e costruire un modello di sviluppo più equo e duraturo.
La transizione energetica non è un percorso lineare né semplice, ma è l’unico compatibile con un futuro abitabile. E se una giornata internazionale serve a ricordarcelo, allora oggi vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi da che parte stiamo andando.





