Il clima si gioca nel mare: la scienziata italiana che lo sta dimostrando

Perché oggi si parla sempre di più del mare quando si parla di clima?

Per molto tempo il cambiamento climatico è stato raccontato guardando soprattutto al cielo. Emissioni, atmosfera, riscaldamento globale: tutto sembrava giocarsi lì. Oggi però qualcosa è cambiato. Sempre più spesso, quando si parla di crisi climatica, lo sguardo si sposta verso il mare.

Il motivo è semplice, ma ancora poco percepito: gli oceani non sono uno sfondo passivo, sono uno dei principali regolatori del clima terrestre. Assorbono calore, catturano anidride carbonica e influenzano i sistemi meteorologici globali. Senza di loro, il cambiamento climatico sarebbe già molto più estremo.

È proprio su questo punto che si concentra il lavoro di Francesca Santoro, scienziata italiana che lavora all’interno di UNESCO e che negli ultimi anni è diventata una delle voci più autorevoli nel campo dell’educazione oceanica e del rapporto tra oceano e clima.

Chi è Francesca Santoro e di cosa si occupa?

Francesca Santoro lavora presso la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, un organismo che coordina a livello internazionale la ricerca sugli oceani e le politiche legate alla loro tutela. Il suo lavoro si concentra su un concetto chiave: la ocean literacy, ovvero la capacità delle persone di comprendere il ruolo fondamentale del mare nella vita del pianeta.

Questo significa andare oltre la ricerca scientifica pura. Significa tradurre dati complessi in conoscenza accessibile, creare connessioni tra scienza, politica e società, e rendere evidente qualcosa che spesso sfugge: il legame diretto tra oceani e vita quotidiana.

Nel suo lavoro, Santoro non si limita a studiare il mare. Si occupa di costruire strumenti educativi, collaborazioni internazionali e strategie che permettano di integrare la conoscenza degli oceani nei sistemi educativi e nelle politiche pubbliche.

Che cos’è la ocean literacy e perché è così importante?

La ocean literacy è un concetto relativamente recente, ma sempre più centrale. Indica la comprensione del fatto che il mare influenza la nostra vita e che, allo stesso tempo, le nostre azioni influenzano il mare.

Non si tratta solo di sapere che gli oceani esistono o che sono importanti. Si tratta di capire come funzionano, quale ruolo hanno nel clima e in che modo le attività umane li stanno trasformando.

Secondo Francesca Santoro, questo tipo di conoscenza è fondamentale perché senza consapevolezza non può esserci cambiamento. Le politiche ambientali, le scelte economiche e persino i comportamenti individuali dipendono da quanto comprendiamo i sistemi naturali.

Il mare, in questo senso, è uno degli elementi meno compresi e più sottovalutati.

In che modo gli oceani influenzano il clima?

Gli oceani svolgono una funzione cruciale nel sistema climatico globale. Assorbono circa un quarto della CO₂ prodotta dalle attività umane e oltre il 90% del calore in eccesso generato dal riscaldamento globale.

Questo significa che stanno rallentando il cambiamento climatico, ma a un costo. L’assorbimento di CO₂ porta all’acidificazione delle acque, mentre l’accumulo di calore altera gli equilibri degli ecosistemi marini.

Questi cambiamenti non restano confinati negli oceani. Si riflettono sul clima globale, influenzando eventi estremi, correnti oceaniche e sistemi meteorologici. In altre parole, ciò che accade nel mare ha effetti diretti anche sulla terraferma.

È proprio questa interconnessione che il lavoro di Francesca Santoro cerca di rendere visibile.

Perché il mare è centrale nella lotta al cambiamento climatico?

Quando si parla di soluzioni al cambiamento climatico, spesso si pensa a energie rinnovabili, riduzione delle emissioni o innovazioni tecnologiche. Il mare, invece, rimane spesso in secondo piano.

Eppure, gli oceani sono parte della soluzione. Proteggere gli ecosistemi marini, ridurre l’inquinamento e gestire in modo sostenibile le risorse marine può contribuire in modo significativo alla mitigazione del cambiamento climatico.

Le cosiddette “soluzioni basate sull’oceano” includono, ad esempio, la tutela delle praterie di posidonia e delle mangrovie, che assorbono grandi quantità di carbonio. Ma includono anche la gestione sostenibile della pesca e la riduzione dell’inquinamento da plastica.

Francesca Santoro lavora proprio per integrare queste conoscenze nelle politiche e nei programmi educativi, rendendo il mare una componente centrale della transizione ecologica.

Qual è il ruolo dell’educazione nella sostenibilità degli oceani?

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Santoro è l’attenzione all’educazione. La sostenibilità non dipende solo da tecnologie o regolamenti, ma anche dalla capacità delle persone di comprendere i problemi.

L’educazione oceanica permette di creare consapevolezza fin dalle prime fasi della formazione. Questo significa costruire una relazione diversa con il mare, non più basata su distanza o indifferenza, ma su conoscenza e responsabilità.

In molti paesi, questi temi stanno entrando nei programmi scolastici. L’obiettivo è formare cittadini che siano in grado di comprendere le sfide ambientali e di partecipare attivamente alle soluzioni.

Come si collega tutto questo alla vita quotidiana?

Il lavoro di Francesca Santoro potrebbe sembrare lontano dalla vita di tutti i giorni, ma in realtà è profondamente connesso ad essa. Le scelte quotidiane influenzano direttamente gli oceani.

L’uso della plastica, il consumo di prodotti ittici, l’impatto delle emissioni e persino le abitudini di consumo hanno effetti sul mare. Comprendere questi legami è il primo passo per modificarli.

La sostenibilità quotidiana, in questo senso, non è separata dalla salute degli oceani. È una delle leve attraverso cui possiamo contribuire alla loro tutela.

Perché il lavoro di Francesca Santoro è così rilevante oggi?

Nel contesto attuale, segnato da crisi climatiche sempre più evidenti, il lavoro di Santoro assume un valore particolare. Non si limita a produrre conoscenza, ma cerca di renderla accessibile e utile.

La sfida non è solo capire cosa sta accadendo, ma trasformare questa comprensione in azione. Questo richiede un cambiamento culturale, oltre che scientifico.

Il mare, in questo processo, diventa un elemento chiave. Non più qualcosa di distante, ma una parte integrante del sistema che sostiene la vita sul pianeta.

Il mare può davvero aiutarci a salvare il clima?

Gli oceani stanno già svolgendo un ruolo fondamentale nel mitigare il cambiamento climatico. Ma non possono farlo indefinitamente senza conseguenze.

La loro capacità di assorbire CO₂ e calore non è infinita. Senza interventi concreti, gli effetti negativi potrebbero superare i benefici.

Questo rende ancora più urgente il lavoro di ricerca, educazione e sensibilizzazione portato avanti da figure come Francesca Santoro. Comprendere il ruolo del mare significa anche riconoscere i limiti del sistema.

Perché capire il mare significa capire il nostro futuro

Il lavoro di Francesca Santoro mostra chiaramente una cosa: non è possibile affrontare il cambiamento climatico senza includere gli oceani nel quadro.

La conoscenza è il punto di partenza. Senza comprendere il funzionamento dei sistemi naturali, le soluzioni rischiano di essere incomplete o inefficaci.

Il mare non è solo una risorsa. È un sistema complesso che sostiene la vita sul pianeta. Proteggerlo significa proteggere anche noi stessi.

In un momento in cui la sostenibilità è sempre più al centro del dibattito globale, il contributo di chi lavora per rendere queste conoscenze accessibili diventa fondamentale.

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Giulia Tripaldi
April 8, 2026
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