UE, stop alle bustine di ketchup e maionese: cosa cambia davvero

Giulia Tripaldi
January 21, 2026
5 min read

C’è un motivo se nelle ultime ore stanno circolando titoli allarmati sulle bustine di ketchup e maionese. Il tema tocca un gesto quotidiano, quasi invisibile, che raramente viene percepito come un problema. Eppure, moltiplicato per milioni di consumazioni ogni giorno, quel piccolo involucro diventa una voce significativa nel bilancio complessivo dei rifiuti di imballaggio prodotti in Europa.

Come spesso accade quando entrano in gioco le normative europee, però, il nodo centrale non è solo “cosa cambia”, ma soprattutto quando e per chi. È proprio su questi due aspetti che si concentra la maggiore confusione, alimentata da titoli che parlano di “nuovi divieti” lasciando intendere un effetto immediato che, nei fatti, non esiste.

Il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, noto anche come PPWR. Si tratta di una riforma ampia e strutturale, già formalmente in vigore, ma pensata per entrare in funzione attraverso un calendario progressivo. Questo significa che non tutte le misure previste diventano operative nello stesso momento. Ed è proprio qui che nasce la percezione di un divieto “improvviso” che, in realtà, è solo l’anticipo mediatico di un cambiamento programmato più avanti nel tempo.

Che cos’è il Regolamento UE 2025/40 e perché sta facendo discutere?

Il PPWR riscrive in modo profondo le regole europee sugli imballaggi. L’obiettivo dichiarato è ridurre la quantità complessiva di rifiuti prodotti, aumentare le quote di riuso e riciclo, rendere gli imballaggi più coerenti con i principi dell’economia circolare e tagliare quelle forme di spreco considerate evitabili.

È una norma orizzontale, cioè trasversale: non riguarda solo un settore specifico, ma coinvolge quasi tutta la filiera dei beni di consumo. Dalla grande distribuzione al commercio online, passando per bar, ristoranti e strutture ricettive, il regolamento ridefinisce cosa può essere immesso sul mercato e a quali condizioni.

Nel dibattito pubblico, però, l’attenzione tende a concentrarsi sugli esempi più immediati e riconoscibili. Le bustine monodose rientrano perfettamente in questa categoria. Vengono utilizzate per pochi secondi, diventano rifiuto subito dopo, sono spesso difficili da intercettare nei sistemi di raccolta e rappresentano, simbolicamente e materialmente, l’opposto dell’idea di riuso o ricarica.

Da quando è in vigore e da quando si applica davvero?

Il regolamento è entrato ufficialmente in vigore l’11 febbraio 2025. Questo, però, non significa che tutte le sue disposizioni siano diventate operative nello stesso momento. La data di riferimento per l’applicazione generale di molte misure è il 12 agosto 2026, quando inizieranno a produrre effetti concreti diversi obblighi previsti dal pacchetto normativo.

Per quanto riguarda le bustine monodose di ketchup, maionese e altri condimenti, la scadenza da tenere in considerazione è ancora diversa. Le restrizioni su specifici formati di imballaggio sono elencate nell’Allegato V del regolamento e collegate all’articolo 25, che fissa l’avvio delle limitazioni a partire dal 1° gennaio 2030.

In altre parole, il regolamento è già legge, ma il cosiddetto “giro di vite” su alcune tipologie di imballaggi monouso è stato programmato con diversi anni di anticipo, proprio per consentire ai settori coinvolti di adeguarsi senza shock improvvisi.

In cosa consiste davvero lo “stop” alle bustine di ketchup e maionese?

L’Allegato V entra nel dettaglio dei formati soggetti a restrizione e include gli imballaggi di plastica monouso contenenti porzioni individuali di condimenti, salse, conserve, panna da caffè e zucchero, quando utilizzati nel settore alberghiero, della ristorazione e del catering. È qui che rientrano le classiche bustine e vaschette monodose lasciate sui tavoli o fornite con il consumo in loco.

Il regolamento, però, non utilizza un linguaggio assoluto del tipo “vietate le bustine”. Parla piuttosto di limitazioni all’immissione sul mercato di quei formati per specifici usi, introducendo anche eccezioni precise. La prima riguarda i prodotti forniti insieme ad alimenti pronti da asporto, destinati a essere consumati immediatamente. La seconda riguarda i casi in cui la monodose sia necessaria per sicurezza e igiene, come nelle strutture sanitarie o assistenziali.

Questa impostazione chiarisce la logica della norma: ridurre ciò che è superfluo e facilmente sostituibile, senza compromettere ambiti in cui entrano in gioco vincoli sanitari o organizzativi difficilmente aggirabili.

Per chi vale: ristoranti, bar, hotel o anche il takeaway?

La distinzione è cruciale, perché cambia in modo concreto l’operatività delle attività.

Nel consumo all’interno dei locali, la direzione indicata dal regolamento è la sostituzione delle monodosi con alternative come dispenser, contenitori ricaricabili o formati collettivi, in grado di ridurre il numero di imballaggi monouso per singolo servizio.

Nel caso del takeaway, l’approccio è più pragmatico. Se il cibo è pronto da asporto e destinato al consumo immediato, alcune monodosi possono rientrare nelle eccezioni previste. Questo non equivale a lasciare tutto invariato, ma riconosce la complessità del consumo “on the go”, dove praticità e igiene hanno un peso maggiore e richiedono soluzioni progettate con attenzione.

A questo si aggiunge un altro elemento spesso trascurato: lo stesso Allegato V include anche gli imballaggi monouso per cosmetici e prodotti igienici destinati alle prenotazioni individuali nel settore ricettivo, come i mini flaconi da hotel. Anche questo aspetto incide su forniture, logistica e standard di servizio.

Perché l’UE insiste su questo punto: i pro ambientali

Il bersaglio non è il singolo oggetto, ma la combinazione di quantità, durata d’uso e gestione a fine vita. Le bustine monodose moltiplicano il numero di imballaggi per porzione, aumentano la quota di rifiuti piccoli e dispersi e, in molti casi, non sono ideali per un riciclo efficiente a causa dei materiali compositi.

Intervenire su questi formati significa agire a monte, riducendo la produzione di rifiuti prima ancora che diventino un problema di raccolta. Inoltre, la norma manda un segnale chiaro al mercato: se un formato non sarà più standard dal 2030 per certi usi, conviene ripensare da subito prodotti, contratti e sistemi di fornitura. In questo senso, il PPWR è anche una leva industriale, non solo ambientale.

Criticità e contro: igiene, sprechi e costi

Le obiezioni non mancano e sono in parte fondate. Le monodosi sono state a lungo difese per motivi igienici e per la standardizzazione delle porzioni. Le alternative funzionano, ma richiedono procedure più complesse: pulizia dei dispenser, gestione delle ricariche, controllo delle contaminazioni e formazione del personale.

C’è poi il tema dello spreco alimentare. La monodose fornisce una quantità predefinita; un sistema aperto può spingere a prelevare più del necessario. Qui la soluzione non è tornare indietro, ma progettare strumenti adeguati, come erogatori calibrati e porzioni controllate.

Infine, c’è la questione dei costi di transizione e della comunicazione con i clienti. Cambiare abitudini consolidate richiede tempo e spiegazioni chiare. Ed è anche per questo che il legislatore europeo ha previsto un orizzonte temporale lungo: l’avvio delle restrizioni dal 2030 funziona come un ammortizzatore, pensato per evitare cambiamenti bruschi.

Cosa aspettarsi davvero da qui al 2030

Se accompagnata da soluzioni pratiche, la trasformazione sarà probabilmente meno drastica di quanto suggeriscano i titoli allarmistici. Meno oggetti usa-e-getta, più sistemi riutilizzabili, più standardizzazione dei dispenser, anche da parte dei grandi marchi.

Il punto politico di fondo è che l’Unione Europea sta alzando l’asticella: non basta più migliorare il riciclo, bisogna anche ridurre la frammentazione inutile degli imballaggi. Le bustine di ketchup e maionese sono diventate virali perché sono un simbolo immediato. Ma, all’interno del PPWR, rappresentano solo una tessera di un disegno più ampio: trasformare il packaging da semplice oggetto di consumo a infrastruttura della circolarità.

Giulia Tripaldi
January 21, 2026
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