Amazzonia: cosa sta succedendo alla foresta più grande del pianeta

Che cos’è davvero l’Amazzonia e perché è cruciale per il pianeta?

La Amazzonia è la foresta tropicale più estesa della Terra e uno dei sistemi ecologici più complessi mai esistiti. Si estende per circa 5,5 milioni di chilometri quadrati e attraversa nove paesi sudamericani, con la maggior parte del territorio situato in Brasile. In questa immensa regione vive circa il 10% delle specie conosciute del pianeta, insieme a centinaia di popolazioni indigene e a milioni di persone che dipendono direttamente dagli equilibri della foresta.

La sua importanza non riguarda solo la biodiversità. L’Amazzonia svolge un ruolo centrale nel regolare il clima globale, nel ciclo dell’acqua e nello stoccaggio di carbonio. Gli alberi assorbono grandi quantità di CO₂, contribuendo a rallentare il riscaldamento globale, mentre la vegetazione rilascia vapore acqueo che influenza le piogge su gran parte del Sud America.

Per decenni questa foresta è stata descritta come uno dei principali “polmoni verdi” della Terra. Oggi però la domanda che sempre più scienziati e ricercatori si pongono è un’altra: quanto è ancora stabile questo sistema naturale?

Qual è la situazione più recente della deforestazione in Amazzonia?

Negli ultimi anni l’andamento della deforestazione in Amazzonia ha mostrato segnali contrastanti. Da un lato, alcuni dati recenti indicano un rallentamento nella perdita di foresta. Nel periodo tra il 2024 e il 2025, ad esempio, la superficie disboscata nella parte brasiliana dell’Amazzonia è stata stimata in circa 5.796 chilometri quadrati, con una riduzione di circa l’11% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di uno dei valori più bassi registrati nell’ultimo decennio e molti osservatori collegano questo risultato a un rafforzamento delle politiche ambientali, al ritorno di controlli più severi e a un maggiore utilizzo di sistemi di monitoraggio satellitare. Le autorità ambientali brasiliane hanno intensificato le ispezioni e applicato centinaia di milioni di dollari di sanzioni contro attività illegali legate alla distruzione della foresta.

Questi progressi, tuttavia, non significano che il problema sia risolto. La deforestazione accumulata negli ultimi decenni ha già trasformato profondamente il paesaggio amazzonico. Tra il 1985 e il 2024, circa il 13% della vegetazione originaria della regione brasiliana è andato perduto, un cambiamento enorme per un ecosistema che si era sviluppato nel corso di milioni di anni.

La foresta continua inoltre a essere sotto pressione per diverse ragioni. L’espansione dell’agricoltura industriale, l’allevamento bovino, le attività minerarie e la costruzione di infrastrutture rappresentano ancora oggi alcune delle principali cause di perdita forestale.

Perché incendi e siccità stanno diventando una nuova minaccia?

Oltre alla deforestazione diretta, negli ultimi anni un altro fenomeno sta diventando sempre più rilevante: gli incendi forestali e le siccità estreme.

In alcune stagioni recenti, la regione amazzonica ha registrato livelli di incendi tra i più alti degli ultimi decenni, alimentati da temperature elevate e da periodi di siccità sempre più prolungati. Queste condizioni rendono la foresta più vulnerabile e facilitano la propagazione del fuoco anche in aree che tradizionalmente erano troppo umide per bruciare.

Le siccità stanno diventando un problema sempre più evidente anche per le comunità locali. In alcune zone i fiumi hanno raggiunto livelli insolitamente bassi, isolando intere popolazioni e mettendo in difficoltà la fauna selvatica.

Il cambiamento climatico globale sta amplificando questi fenomeni. Temperature più alte e variazioni nelle precipitazioni possono ridurre la capacità della foresta di mantenere il proprio equilibrio naturale, aumentando il rischio di degrado progressivo.

L’Amazzonia può raggiungere un “punto di non ritorno”?

Uno dei temi più discussi nella ricerca scientifica riguarda il cosiddetto “tipping point” dell’Amazzonia, cioè un possibile punto di non ritorno ecologico.

Secondo numerosi studi, se la distruzione della foresta superasse una certa soglia, l’ecosistema potrebbe perdere la capacità di auto-rigenerarsi e trasformarsi gradualmente in una savana degradata, con meno alberi e una biodiversità molto ridotta. Alcune stime indicano che questo rischio potrebbe emergere se venisse distrutto tra il 20% e il 25% della foresta originale.

Il motivo è legato al delicato equilibrio tra vegetazione, clima e ciclo dell’acqua. Gli alberi amazzonici rilasciano grandi quantità di umidità nell’atmosfera attraverso un processo chiamato evapotraspirazione. Questa umidità contribuisce alla formazione delle nuvole e delle piogge che alimentano la foresta stessa.

Se la copertura forestale si riduce troppo, questo sistema naturale può indebolirsi. Con meno alberi diminuisce l’umidità atmosferica, le piogge diventano meno frequenti e la foresta diventa più vulnerabile a incendi e periodi di siccità.

Per questo molti scienziati considerano l’Amazzonia uno dei grandi sistemi climatici del pianeta, capace di influenzare non solo il Sud America ma anche l’equilibrio atmosferico globale.

Gli alberi amazzonici stanno reagendo al cambiamento climatico?

Non tutte le notizie sulla foresta amazzonica sono negative. Alcuni studi recenti suggeriscono che gli alberi della regione stanno mostrando una certa capacità di adattamento.

Analizzando decenni di dati raccolti in centinaia di aree di monitoraggio, i ricercatori hanno osservato che molti alberi amazzonici stanno aumentando di dimensioni nel tempo. In media, la superficie del tronco è cresciuta di circa il 3,3% per decennio dagli anni Settanta in poi.

Questo fenomeno potrebbe essere collegato all’aumento della concentrazione di CO₂ nell’atmosfera, che in alcuni casi favorisce la crescita delle piante. In altre parole, la foresta sta ancora funzionando come un importante serbatoio di carbonio, contribuendo ad assorbire parte delle emissioni prodotte dalle attività umane.

Gli stessi ricercatori sottolineano però che questo effetto positivo potrebbe non durare per sempre. Eventi climatici estremi, carenza d’acqua e incendi potrebbero ridurre nel tempo la capacità della foresta di crescere e immagazzinare carbonio.

Quali politiche e regolamenti stanno cercando di proteggere l’Amazzonia?

La protezione della Amazzonia non dipende solo dalla ricerca scientifica, ma anche dalle scelte politiche e dagli strumenti normativi adottati negli ultimi anni.

Il Brasile ha rafforzato i sistemi di monitoraggio satellitare per individuare rapidamente le attività illegali di disboscamento. Questi sistemi permettono alle autorità di identificare le aree in cui la foresta viene distrutta e intervenire con sanzioni o operazioni di controllo.

Parallelamente si stanno sviluppando nuovi strumenti economici e politici legati alla transizione ecologica. Tra questi ci sono progetti di crediti di carbonio, fondi internazionali per la conservazione delle foreste e accordi commerciali che prevedono controlli sulla provenienza delle materie prime agricole.

Anche il contesto internazionale sta aumentando la pressione per la tutela dell’Amazzonia. Il Brasile ospiterà la COP30 sul clima nel 2025 nella città amazzonica di Belém, un evento che porterà l’attenzione globale sul futuro della foresta e sulle politiche climatiche della regione.

Perché il futuro dell’Amazzonia riguarda tutto il pianeta?

Parlare dell’Amazzonia non significa discutere soltanto del destino di una foresta lontana. Questo ecosistema è uno dei grandi regolatori naturali del sistema terrestre.

La sua capacità di immagazzinare carbonio, produrre umidità e sostenere una biodiversità straordinaria rende la foresta amazzonica un elemento chiave per l’equilibrio climatico globale. Se questo sistema dovesse deteriorarsi oltre una certa soglia, le conseguenze potrebbero riflettersi sul clima, sulle precipitazioni e sugli ecosistemi di molte altre regioni del mondo.

I dati più recenti mostrano che la situazione è complessa. Alcuni segnali indicano progressi nella riduzione della deforestazione, mentre altri evidenziano nuove minacce legate al cambiamento climatico e agli incendi.

Il futuro dell’Amazzonia dipenderà quindi dalla capacità di combinare ricerca scientifica, politiche ambientali efficaci e cooperazione internazionale. Proteggere questa foresta non significa soltanto conservare un patrimonio naturale straordinario, ma preservare uno degli equilibri fondamentali del pianeta.

Giulia Tripaldi
March 16, 2026
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